Matteo Appignani: salviamo l’emozione

Matteo Appignani, un corto circuito fra suggestioni antiche e sussulti contemporanei

L’opera d’arte come mimesi, cioè racconto e interpretazione della realtà del paesaggio o del soggetto ripreso.
Il rapporto fenomenico fra il mondo visivo e la sua rappresentazione pittorica. Francois Jacob affermava: “Se la rappresentazione che la scimmia si fa del ramo verso il quale vuole saltare non avesse nulla a che fare con la realtà, non esisterebbe più una scimmia”, e dunque nemmeno un artista, potremmo aggiungere.
Laddove non esiste la percezione personale della realtà non può esistere creazione, e forse nemmeno l’arte stessa!
La simbologia, la citazione, il riferimento sono componenti essenziali nell’esperienza estetica. L’artista in genere si avvale di un procedimento attraverso cui opera nel campo percettivo dell’immagine. L’estro, la sensibilità e la creatività che possiede fa si che l’atto che ne deriva non risulti solo come fatto visivo o descrittivo ma un impulso di emozioni forti.
La ricerca di Matteo Appignani si fonda sul tentativo di salvataggio di questo sentimento. “Emotional Rescue” è il nome del suo progetto, come il
famoso disco dei Rolling Stones.
Un progetto che comprende questa bella mostra ospitata al PAN/Palazzo delle Arti di Napoli che si articola in dieci opere monocrome di medio formato, sotto la cura esperta di Michele Bellamy Postiglione, Mario Franco e Maurizio Siniscalco.

[…Fonte del post: Whipart – intervista a Matteo Appignani…]

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